Stefano Salvioli
dal 24 ottobre al 21 novembre 2026
Nella mitologia greca, Persefone mangia alcuni semi di melograno durante la sua permanenza negli inferi e per questo deve tornarci periodicamente.
Per eccellenza la storia dell’arte riporta proprio il melograno come simbolo di abbondanza e fertilità grazie ai suoi numerosi semi. E’ un frutto che spesso è stato associato alla vita e al rinnovamento, infatti per questo progetto di Stefano Roberto Salvioli è stato scelto per rappresentare sia l’unità dell’umanità che il ciclo continuo a cui era obbligata la dea greca.
La sua dualità lo rende particolarmente interessante, immagine di molti individui in un’unica umanità e il suo colore rosso è simbolo di passione, vitalità e forza generatrice.
La sua buccia fragile è sempre pronta a sprigionare l’energia al suo interno.
Ma il melograno non è l’unico frutto scelto nel dialogo tra l’artista e il modello.
Il limone è simbolo di amore e fedeltà, di salvezza, luce e conoscenza.
Il suo sapore aspro ci scuote e dà la possibilità di vedere le cose con più lucidità.
Infine il cocco; ad una prima occhiata potrebbe sembrare un errore, un gioco d’artista, e conoscendo Stefano non sarebbe strano, ma invece c’è una simbologia più profonda.
Il cocco per diverse popolazioni asiatiche è un frutto sacro; i tre buchi vengono associati ai tre occhi di Shiva andando a riportare nuovamente un messaggio di vita e abbondanza.
Tre frutti, che sembrano non avere nulla a che fare tra loro e che invece sono profondamente concatenati per le loro simbologie.
Si parla di umanità, nella piena parità tra uomo e donna, all’interno del suo ciclo continuo che vede il progredire della vita dal seme al frutto, fino al deperimento in cui il seme ritorna ad essere simbolo della vita in una nuova nascita.
Ci sono però altri protagonisti in queste fotografie che non possiamo far finta di non vedere.
Le mani che sono accoglienti e hanno la funzione di mettere in mostra e offrire allo spettatore i frutti. I guanti, con cui a volte sono ricoperte, non sono certo meno protagonisti.
E’ qui che viene fuori un altro lato di Stefano, quello più legato alla storia e al ricordo. I guanti in pizzo infatti richiamano l’Ottocento, periodo storico a cui l’artista è molto legato e che ama ritrarre.
Il frutto di cui stiamo parlando non è forse il frutto dell’umanità?
Già, ma in questo caso l’uomo o la donna in sé non sono tanto protagonisti con la loro fisicità, ma lo sono con le emozioni che Stefano ha fatto emergere attraverso ribaltamenti, doppie esposizioni ed effetti digitali di dinamicità visiva.
Dalila Tossani
