Severino Nanni

18 febbraio - 18 marzo 2023

È subito evidente come l’opera di Severino Nanni sia attraversata da un’incessante sperimentazione: l’artista bolognese ha infatti da sempre inteso il suo percorso come una continua evoluzione verso nuove tecniche e nuovi materiali, che potessero fornirgli gli stimoli per far progredire il suo linguaggio artistico. Questa caparbia volontà di ricerca che si muove in diverse direzioni, confluisce sempre tuttavia in una produzione coerente, non scevra di toni del tutto originali. Importantissimo per Nanni è l’apprendistato con il maestro Pompilio Mandelli, grazie al quale impara ad equilibrare all’interno dell’economia compositiva dell’opera una gestualità del tutto istintuale. È palese come, sin dall’inizio della sua carriera, la sua produzione sia orientata a un espressionismo astratto: il gesto del pittore si concretizza in una stesura energica, che si muove in ogni direzione, i colori guizzano sulla tela, sovrapponendo differenti segni, motivi e strati materici. Evidente rimane, dietro a questa gestualità, la volontà di far emergere la propria esigenza interiore, che si risolve nella scelta della gamma cromatica, nel saper gestire i contrasti e dosare i rapporti di forza e complementarietà delle zone di colore. Un’altra direzione esplorativa è per Nanni quella della spazialità, che lo porta a cercare sempre nuove vie per far uscire l’opera dai propri confini materici e connetterla a quelli del fruitore: ecco così che nelle sue tele compaiono oggetti concreti, brandelli di stoffa, stralci di differenti ed inusitati materiali, che invadono la superficie pittorica inserendosi nella composizione e divenendo ulteriori stimoli percettivi, rendendosi tramite e coinvolgendo così la realtà dello spettatore. In queste opere bi-tridimensionali dalla matericità quasi tattile, emerge pertanto il confronto tra opera d’arte e realtà: l’opera sconfina nel mondo reale e a sua volta l’oggetto concreto la invade con la sua accidentalità, connettendosi e riempiendosi vicendevolmente di significato. Segno e materia dunque hanno per Nanni un legame indissolubile, elementi rappresentativi ed allusivi dell’interiorità dell’artista: è il racconto di un vissuto che viene alla luce attraverso segni graffianti, geometrie scomposte e sprazzi di fulgido colore sulle quali è intessuto il contenuto della memoria. Francesca Gualandi
È subito evidente come l’opera di Severino Nanni sia attraversata da un’incessante sperimentazione: l’artista bolognese ha infatti da sempre inteso il suo percorso come una continua evoluzione verso nuove tecniche e nuovi materiali, che potessero fornirgli gli stimoli per far progredire il suo linguaggio artistico. Questa caparbia volontà di ricerca che si muove in diverse direzioni, confluisce sempre tuttavia in una produzione coerente, non scevra di toni del tutto originali. Importantissimo per Nanni è l’apprendistato con il maestro Pompilio Mandelli, grazie al quale impara ad equilibrare all’interno dell’economia compositiva dell’opera una gestualità del tutto istintuale. È palese come, sin dall’inizio della sua carriera, la sua produzione sia orientata a un espressionismo astratto: il gesto del pittore si concretizza in una stesura energica, che si muove in ogni direzione, i colori guizzano sulla tela, sovrapponendo differenti segni, motivi e strati materici. Evidente rimane, dietro a questa gestualità, la volontà di far emergere la propria esigenza interiore, che si risolve nella scelta della gamma cromatica, nel saper gestire i contrasti e dosare i rapporti di forza e complementarietà delle zone di colore. Un’altra direzione esplorativa è per Nanni quella della spazialità, che lo porta a cercare sempre nuove vie per far uscire l’opera dai propri confini materici e connetterla a quelli del fruitore: ecco così che nelle sue tele compaiono oggetti concreti, brandelli di stoffa, stralci di differenti ed inusitati materiali, che invadono la superficie pittorica inserendosi nella composizione e divenendo ulteriori stimoli percettivi, rendendosi tramite e coinvolgendo così la realtà dello spettatore. In queste opere bi-tridimensionali dalla matericità quasi tattile, emerge pertanto il confronto tra opera d’arte e realtà: l’opera sconfina nel mondo reale e a sua volta l’oggetto concreto la invade con la sua accidentalità, connettendosi e riempiendosi vicendevolmente di significato. Segno e materia dunque hanno per Nanni un legame indissolubile, elementi rappresentativi ed allusivi dell’interiorità dell’artista: è il racconto di un vissuto che viene alla luce attraverso segni graffianti, geometrie scomposte e sprazzi di fulgido colore sulle quali è intessuto il contenuto della memoria. Francesca Gualandi

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