Damiano Fasso
dal 14 marzo al 4 aprile 2026
La persistenza dell’immagine profetica e l’allegoria post-digitale (testo di Pengpeng Wang)
La mostra personale di Damiano Fasso, Profetic visions, costruisce un campo visivo sospeso tra iconografia infantile, simboli post-digitali e allegoria apocalittica. In queste opere l’artista, attraverso un linguaggio materiale low-fi e una grammatica figurativa semplificata, elabora costantemente una visione di “pseudo-ingenuità” strategica: creature cartoonesche, alieni pixelati, scheletri semplificati, astronauti, pillole, scheletri di dinosauro, caratteri orientali simbolizzati e hashtag dei social media concorrono a formare un ecosistema iconico de-storicizzato. Tale sistema rimanda tanto all’omologazione della cultura visiva globalizzata quanto alla condizione frammentata del soggetto contemporaneo entro ambienti algoritmici e strutture di consumo. La superficie delle immagini di Fasso presenta la planarità e la decoratività dei libri illustrati per l’infanzia — contorni neri marcati, campiture cromatiche uniformi, texture ripetute e fluorescenze brillanti — tuttavia questa “cuteness” è costantemente erosa da segnali di violenza latente: teschi fluttuanti, divinità della contaminazione, materiali da sparo, corpi pillolizzati e astronauti in assenza di gravità collocano la scena in una zona di tensione tra fiaba e catastrofe. L’astronauta non simboleggia più l’esplorazione, ma si avvicina alla figura di un paziente sospeso o di un soggetto sperimentale, divenendo un vettore post-umano modulato da ambienti tecnologici e chimici; i dinosauri scheletrizzati e le creature pixelate appaiono invece come reperti di un’archeologia futura, alludendo alla giocattolizzazione e museificazione della vita e della storia nella cultura del consumo. Ne emerge una iconografia dell’“apocalisse morbida”: il disastro non si manifesta come crollo o esplosione, ma si infiltra nel quotidiano sotto forma di segni ludici, mercificati e consumabili…
