Danilo Susi
dal 14 febbraio al 7 marzo 2026
La mia ricerca sul colore, già in epoca analogica, si basava sull’astrazione dell’immagine partendo tuttavia da una realtà visivamente concreta. Il progetto ACQUASTRATTA (che è marchio depositato) è stato ideato nel 2003, anno internazionale dell’acqua, e nel 2004 ho maturato l’idea “dipingere l’acqua” recuperando dalla natura l’esistente secondo l’impressionismo di Claude Monet.
“La fotografia non deve riprodurre il visibile, ma rendere visibile l’invisibile”: in questo suo assioma Franco Fontana si riferisce sì a soggetti scelti dalla natura stessa o posizionati in essa, ma sempre statici, che poi tagli tecnici particolari stravolgono reinterpretandoli.
Il mio “invisibile” è dinamico, inseguo un liquido, per definizione incolore ed amorfo, e ne fotografo i riflessi prima che si modifichino o scompaiano del tutto: l’acqua è la mia “tavolozza”, i suoi colori il mio “visibile”.
Inoltre, ho cercato di riscoprire la “purezza” della tecnica fotografica senza ricorrere a estreme elaborazioni di postproduzione, per esaltare ciò che la natura offre di per sé; in tal modo i colori dell’acqua, intensi e fluttuanti secondo la luce, sono diventati opere astratte di valenza pittorica, esempi estremi di come la luce crei immagini inimmaginabili e dia sensazioni visibili: dalla purezza del bianco suminagashi, l’arte giapponese degli inchiostri fluttuanti, ai neri notturni di un’acqua dolce, ai colori più intensi dell’inquinamento del mare, di cui la serie Oil si propone come viaggio all’interno della forma/colore per scoprire nuovi percorsi di bellezza e comunicazione.
Infine, per rendere tattile questo “visibile” ho stampato le immagini su tessuti pregiati realizzandone dei foulard che con la loro morbidezza creano figure ogni volta diverse dando ulteriore dinamicità all’acqua, vera metamorfosi della natura.
